“Lenzuolate”…

“Risvegli”: ma non quelli di Oliver Sacks ( che ci auguriamo ci vengano evitati fra qualche anno, tra i possibili postumi della viremia pandemica… ); “lenzuola”, sheets, ma non quelle “shit” della strafatta Tracy Emin dello sfatto “My bed” molto “bad”. Le “Lenzuola dei sogni” di Silvia Cogo, sono “lenzuolate” condivise, “social”, segnate da molti corpi: sudari, “sindoni” senza cadaveri, “veli” senza volti di una Veronica patavina, su cui s’è impressa la presenza di volti e di corpi assenti nelle foto che non li ritrae ma li ritratta. Non un’opera di “arte relazionale”, ma una operazione relazionale extrartistica e in parte “derivativa” ed estensiva rispetto a quella individuale e intensiva della succitata

Emin-mean… .

Nelle “icniti” ( non solo oniriche… ) raccolte da questa donna, con una selva nel nome e un ciottolo di fiume nel cognome, è ravvisabile, visibilmente, come anche il sonno o l’insonne allettamento, siano una “tranche de vie” vitale in una mortale esistenza in vita.